Conto corrente cointestato

A proposito di conto corrente cointestato, ad esempio tra coniugi, assume rilievo un principio una recente decisione del Tribunale di Potenza che ha ribadito un concetto già consolidato dalla giurisprudenza di legittimità.

In buona sostanza, l’animus donandi assume un ruolo fondamentale ai fini della corretta identificazione della cointestazione come donazione. Infatti, “la mera cointestazione di un conto corrente o di titoli anche a firme disgiunte, non integra, comunque, di per sé un atto di liberalità a favore del cointestatario”. A tal fine è invece necessaria la prova che, al momento della cointestazione, il proprietario del denaro (e, quindi, colui che ha immesso nel conto le risorse finanziarie o ha pagato il prezzo dei titoli che sono poi stati immessi nel dossier), fosse animato solo ed esclusivamente da uno scopo di liberalità.

Nel caso di specie, tale prova mancava e non era emersa alcuna situazione giuridica differente rispetto a quella che risultava dalla cointestazione. Di conseguenza, in forza di quanto detto sopra, il Tribunale non ha potuto che affermare la proprietà del denaro presente sui buoni postali e sul libretto di risparmio in parti uguali tra i contitolari, così dichiarando il subentro degli eredi di uno dei cointestatari nella quota di proprietà di questo ai sensi dell’articolo 582 del codice civile.